Chi è la guida

Intervista con la guida Sandro Paschetto

Sandro Paschetto è nato a Torre Pellice l’11 febbraio 1962 e dal 1984 è guida alpina. Dal 2003 gestisce il rifugio Alpetto nel comune di Oncino. Lo incontriamo, nell’ultima domenica di settembre, nella sua casa ai Nazzarotti, a Luserna San Giovanni, dove abita con Elisabetta e il figlio Davide di quattro anni.

Parlaci delle tue prime esperienze in montagna e di quando è maturata in te l’idea di diventare guida alpina?

ho iniziato con mio padre salendo le montagne di casa: Cournour, Palavas, Granero, Bucie e poi il Monviso. In particolare mi ricordo del Granero, sia perchè in quell'occasione dormii per la prima volta in un rifugio, sia per la paura nel salire le ultime roccette della vetta. Non so di preciso quanti anni avessi... forse 8 o 10.

Il Gran Paradiso è stato per me, come per la maggior parte degli alpinisti, il primo 4000. Avrò avuto 14 o 15 anni, accompagnato da mio padre e da un suo amico, Aldo Hugon, che in quegli anni, parlo degli anni '70, vantava già esperienze in Himalaya.

L'idea di diventare Guida Alpina me la mise in testa un prete: don Alluvione, meglio conosciuto come don Beppe, che a Torre Pellice aveva formato intorno a sè un gruppo di giovani appassionati di montagna. Pur essendo valdese, partecipavo con una certa frequenza alle sue gite, quasi sempre dei "4000", e fu proprio in occasione della salita alla Barre des Ecrins per la parete nord, che mi disse "tu, Sandro, dovresti fare la guida alpina". Devo dire grazie a don Beppe se a 18 anni ero già salito su una trentina di 4000 tra cui il Cervino, la Dent d'Herens, il Monte Bianco, la Jungfrau ed altri 4000 dell'Oberland Bernese.

Dopo il suo trasferimento persi di vista don Beppe, ma non la montagna, frequentandola anzi sempre di più. così salii nei primi anni '80 le mie prime cascate di ghiaccio, incominciando dal Pis in cordata con il grande Marco de Marchi, e poi alcune "prime" in val Pellice, negli anni in cui questa nuova disciplina si andava affermando. Tutti i venerdì, o in sede CAI o a casa di Nicola Ferrero ci trovavamo, Marco Fraschia, Luciano Palmero ed io per "combinare" la gita della domenica. Nicola, il "capo", non decideva la gita ma, cosa fondamentale, metteva l'auto, una 127 Panorama diesel, che poi affidava alla guida esperta di suo figlio Carlo. In questo modo abbiamo potuto esplorare tutto l'arco alpino occidentale dalla Val Casotto alla Valle d'Aosta.

Grazie all'esperienza maturata in quegli anni ho potuto presentare un nutrito curriculum di salite ed essere ammesso al corso guide alpine, diventando poi nel 1984 aspirante guida e nel 1987 Guida Alpina.

Hai abbandonato gli studi universitari e un breve periodo di insegnamento di latino e greco nella scuola scegliendo di dedicarti a tempo pieno alla montagna. Dopo 27 anni di attività hai rimpianti per questa scelta? Ti senti di consigliare oggi ad un giovane di intraprendere la professione di guida?

no, non ho rimpianti per la scelta fatta: diventare guida alpina era il sogno della mia vita...ed il sogno continua ancora oggi! e poi sì, lo consiglierei a un giovane, ben motivato e determinato.

Raccontaci quando hai avuto l’idea e come hai iniziato alla fine degli anni ‘80, in modo del tutto autonomo, di rimettere in sesto il bivacco Soardi.

più che rimettere in sesto il bivacco al Col Bucie ebbi l'idea, con l'amico Giampiero Vigna di custodirlo nei mesi estivi. Questo fu possibile grazie all'appoggio di Mauro Pons. mi ricordo che per renderlo più comodo, decisi di costruire un letto a castello a 3 piani nella parte riservata al custode. Il materiale, travetti e perline me lo portò Duilio Grognardi in trattore fino al rifugio Lago Verde di cui era allora gestore e poi io lo trasportai da lì al bivacco Soardi, a spalle, facendo numerose andate e ritorni. Qualche anno fa ho rivisto, entrando nel bivacco, il mio letto a tre piani.

Poi sei stato il primo gestore del rifugio Alpetto…

sì, dopo molti anni in cui la guida alpina è stata la mia sola attività lavorativa, decisi con mia moglie Elisabetta, di prendere in gestione il rifugio Alpetto ai piedi del Monviso, nel comune di Oncino.

Ed ora ti appresti ad iniziare una nuova esperienza di gestione nel vallone degli Invincibili?

sì, quello di restaurare delle baite in montagna per creare un rifugio è sempre stato un sogno nel cassetto: avevo anche adocchiato alcune strutture tipo la casermetta ai piedi della Rocca Gialeo, quella del lago Bagnour (20 anni prima che ne facessero un rifugio..) e poi una vedetta militare ai 13 laghi. Poi ebbi l'occasione di acquistare 3 piccoli Fourest nel Vallone degli Invincibili. Ora i lavori di ristrutturazione sono praticamente finiti, ma per l'apertura al pubblico si dovrà attendere il prossimo anno.

Nei pressi del Rifugio degli Invincibili sto attrezzando interessanti vie di arrampicata (monotiri e più tiri); ripristino vecchi sentieri, che consentiranno agli escursionisti inedite traversate. Il rifugio sarà aperto anche nei mesi invernali per gli amanti delle racchette da neve e dello scialpinismo.

Sei reduce dalla salita al Viso; in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dalla sua prima ascensione, hai avuto la sensazione che quest’anno ci sia stato un incremento di salite su questa nostra bella montagna?

Non ho dati per rispondere a questa domanda in quanto la maggior parte degli escursionisti transita dal rifugio Quintino Sella; solo una minima parte pernotta all’Alpetto. Durante lo scorso mese di luglio le condizioni meteorologiche non sono state buone e inoltre persisteva uno stato di innevamento importante. Personalmente posso dire che quest’anno l’ho salito cinque volte, ma in anni passati sono arrivato anche a dieci.

Prediligi accompagnare i clienti su roccia o nelle attività invernali (scialpinismo, cascate, ciaspolate)?

diciamo semplicemente che ... prediligo accompagnare clienti.

certo, con gli sci ai piedi mi diverto anche, con le racchette no. E su una via di roccia o su una cascata di ghiaccio si provano emozioni forti, sulla via normale del Monviso molto meno!

Sovente i gestori di rifugi si lamentano sulla inaffidabilità delle prenotazioni per i pernottamenti, Succede anche nei rapporti tra guida e cliente?

direi di no, salvo casi isolati. Certo se si programma la salita al Cervino e le previsioni meteo sono cattive la gita salta e quindi il lavoro, ma non è colpa nè del cliente nè della guida.

In quali altre campi eserciti la tua attività oltre che nell’accompagnare i clienti in montagna?

in questo ultimo anno ho svolto un lavoro per l'IPLA Piemonte, un istituto che si occupa tra le altre cose anche di sentieristica. Il mio compitp consisteva nel percorrere alcune tappe della Via Alpina, armato di GPS e apparecchio fotografico. Arrivato a casa dovevo poi compilare sul pc alcune schede sui waypoints e le tratte rilevate e scaricare le tracce delle tappe. In questo modo ho percorso le sette tappe che collegano il rifugio Arlaud in val Susa a Pian del RE in valle Po.

Come impieghi il tuo tempo libero?

potrà sembrare un po' monotono, ma quando non sono in montagna per lavoro, lo sono nel tempo libero.

La mia passione? scoprire itinerari nuovi sulle nostre montagne: sia vie d'arrampicata, sia sentieri, sia percorsi scialpinistici. é proprio vero "on a jamais fini d'apprendre de la montagne".